La storia di Villa Galvagna Giol

Negli ultimi anni dell’Ottocento la regina Natalia di Serbia fu più volte ospite della baronessa Galvagna; una bella fotografia ritrae le signore davanti alla grande vetrata a bifora della villa; dietro di loro, in piedi, c’è Draga Mascin, allora dama di compagnia della regina ma destinata a diventare, nonostante le umilissime origini e l’opposizione di tutti, regina di Serbia a sua volta, avendo sposato il figlio di Natalia, Alessandro Obrenovic. Probabilmente fu a causa di questo odiato e sterile matrimonio che il 16 giugno 1903 si arrivò alla rivolta in favore di una successione dei Karageorgevic ed alla drammatica uccisione della coppia reale.

Un altro personaggio particolare che fu ospite della villa fu Richard Lionel Guidoboni Visconti, presunto figlio di Honoré de Balzac, sepolto nel

cimitero di Oderzo. Il bel libro di Eugenio Bucciol “Da Versailles a villa Galvagna” , che ne illustra la storia, fu presentato nel 1999 nel salone della villa.
La villa ospitò la famosa collezione di oggetti di arte giapponese del Barone Galvagna oltre ad una importante raccolta di reperti archeologici, che ora si possono ammirare in gran parte nel Museo Archeologico di Oderzo. Questi furono infatti donati dal proprietario, Il Dottor Giovanni Giol, al Museo con l’intento di salvarli dalla depredazione causata dagli eventi bellici. Occupata prima dalle truppe nemiche e poi dagli alleati, diventata ospedale militare americano e quindi rifugio per gli sfollati della grande alluvione del Polesine, la villa cadde in degrado. Con il recente restauro ultimato nel 1999 dall’allora proprietario Alberto Giol, il complesso di villa Galvagna Giol ha potuto riacquistare la sua antica bellezza.

21 dicembre 1875. Al n. 37 del registro dei morti della Parrocchia di Colfrancui compare una annotazione: “Guidoboni Visconti conte Riccardo, nato a Londra, ufficiale della marina francese, ospite dei baroni Galvagna nell’età di anni 37, moriva repentinamente il dì 18 corrente ed oggi dopo fatte le esequie nel Duomo di Oderzo veniva sepolto in quel cimitero”

Nel suo libro Eugenio Bucciol, con pazienza, è riuscito a ricostruire la vicenda umana del figlio presunto di Honoré de Balzac, nel bicentenario della morte dello scrittore francese.

Vicenda raccontata con stile avvincente nelle 220 pagine del libro «Da Versailles a Villa Galvagna», pubblicato nel 1999 da «Nuova Dimensione» e presentato nel salone di Villa Galvagna.

Villa Galvagna Giol,
una storia avvincente

Si tratta di un complesso di edifici e di un vasto parco situati in un’ ansa del fiume Lia, all’origine del canale Navisego. Il Navisego è ciò che oggi resta di quel corso d’acqua che portava a Opitergium e che poi, diventato Piavon, “ramo del Piave”, proseguiva fino al mare. E’ facile pensare che i primi abitanti della villa se ne servissero per andare in barca fino a Oderzo.
Oggi abbiamo il corpo centrale con “cappella”, la barchessa allungata su un lato del parco, la “casa del custode” che presiede l’ingresso e perfino

una “jazera” (la ghiacciaia), elemento tipico dei parchi di quell’epoca, e il bersò a colonnine di pietra sul lago. Restano evidenti e integre le tracce del vecchio tennis e nella sua interezza, l’antico pollaio.
Non è semplice ricostruire la storia di questo luogo che è stato teatro di eventi non banali, e tali da legare il piccolo paese di Colfrancui alle due Guerre Mondiali. Una prima ricostruzione, anche se parziale, si può ottenere ricorrendo alla memoria degli anziani e alle vecchie foto.

Le tappe salienti

Durante la I Guerra Mondiale, nel 1917 Colfrancui fu occupata dagli Austroungarici che elessero villa Galvagna a sede del loro comando. Sulla cima degli alberi più alti del parco erano stati ricavati degli osservatori per dirigere il tiro delle artiglierie alloggiate nei fossati di Colfrancui sulle trincee italiane al di là del Piave. Per lungo tempo rimasero visibili sul tronco di 2 enormi platani  le staffe che vi erano state infisse allo scopo di formare una  scala di vedetta. Più volte gli Italiani bombardarono Colfrancui nel tentativo di eliminare questi osservatori. Alla fine Colfrancui fu liberata.

Nella II Guerra Mondiale la Villa e il parco ospitarono militari tedeschi prima ed americani poi ed un importante ospedale  militare. Non meno di 150 tende erano distribuite sotto i grandi alberi mentre nei locali della Villa vi erano le sale operatorie.

Pochi mesi dopo la fine della guerra la Villa ospitò gli sfollati che fuggivano dall’alluvione del Polesine.

Ci piace pensare Villa Galvagna negli anni di fine ’800  gonfia di vita; i cortili affollati di carri, cavalli e carrozze; il personale affannato dietro a ospiti che parlavano russo, francese o tedesco, quando già capire la lingua italiana era un problema; il barone Francesco appena arrivato o in partenza; un andirivieni di persone, valige, bauli, missive.